Gli archetipi delle dee al servizio della safety

Gli archetipi delle dee al servizio della safety
Intervento al Safety Expo 2016
Paola Pirri

Sono Artemide e so badare a me stessa.
Non ho bisogno dell’approvazione di altri per sentirmi sicura e fiduciosa. Sono indipendente e determinata. Non ci sono sfide che io non colga, non mi ritraggo di fronte ai risultati che voglio raggiungere. Credo in me stessa, nella mia forza, nella mia tenacia, nella mia risolutezza. Non mi accontento, voglio di più e per ottenerlo utilizzo la mia perseveranza, la mia intraprendenza e il mio coraggio.

Sono ciò che di selvaggio è in te. Non mettermi limiti, non soffocarmi. Io sono la tua ostinazione, ma sono anche la tua inaccessibilità. Io non chiedo aiuto, non vedo pericoli, rifiuto la cura che mi viene dagli altri.

Io sono Persefone, la dea fanciulla.
Sono un cristallo dalle mille facce, scegli tu su quale specchiarti, diventerò ciò che preferisci vedere. Sono duttile, adattabile, sono ciò che tu vuoi io sia. Voglio armonia. Non sono mai sgradevole, non esprimo dissenso, mi piace fare ciò che gli altri desiderano, davvero. Non chiedermi di essere perseverante, non mi riesce proprio. Dimmi cosa vuoi da me e io eseguirò. Io sono la tua spensieratezza, la tua freschezza e la tua vitalità. Come me sei un po’ bugiardo, ma tutto è a fin di bene, perché non vogliamo far arrabbiare nessuno. Mi piace che gli altri abbiano voglia di proteggermi, so che questo li rende lieti e quindi sono lieta anch’io.

Sono Atena e sono pensiero.
Domino l’istinto con l’intelletto, governo quanto mi circonda con la testa, non con il cuore. Io guardo al mondo così com’è, lo studio con accuratezza e pazienza, con realismo e oggettività. Ricerco il giusto mezzo, applico la moderazione.
Grazie a me sai essere una persona imperturbabile e distaccata, sai valutare dalla giusta distanza ogni situazione, sai prevedere e muoverti in anticipo. Riesci a pensare con chiarezza e lucidità, sai concentrarti, fare raffinate pianificazioni e costruire strategie, con lungimiranza.

Io sono Demetra, la grande madre.
Sono generosa, perseverante, protettiva. Sono attenta a ciò che mi circonda, altruista e leale, appagata dal bisogno che gli altri hanno di me, desiderosa di dare e prodiga. Mi prendo cura degli altri e mi è a cuore il loro benessere, tanto da stare male se non riesco a proteggerli, tanto da sentirmi inutile e inadeguata di fronte al loro insuccesso e al loro dolore. Assumo su di me ogni colpa, pretendo da me stessa di dare – e dare – e dare – senza limiti. Se qualcuno ha bisogno di me non dico mai no, non mi ritiro. Tu come me ti prendi cura più degli altri, come me ti senti realizzato se puoi dare e nutrire.

Questi sono archetipi al servizio della safety. Miti profondamente radicati dentro ciascuno di noi che raccontano le nostre distintività, personalità, le differenze fra le persone, gli atteggiamenti verso la safety. Per poter parlare di safety fuori dai soliti confini, appassionati all’idea che la sicurezza cominci a permeare ogni momento della nostra vita e a penetrare profondamente nelle persone.
È irrituale, è una provocazione che ho fatto in primo luogo a me stessa.

Le caratteristiche di una persona possono essere interpretate come equilibri dinamici e in costante movimento ed evoluzione di dominanze e silenzi di archetipi. Nel nostro inconscio sono tutti sedimentati, pronti ad attivarsi nelle diverse situazioni o fasi di vita così da diventare dominanti, mentre altri rimangono silenti, anche dove sarebbero più efficaci, utili e protettivi.

Proviamo a utilizzare alcuni miti come archetipi per leggere gli atteggiamenti verso la sicurezza.
Quali archetipi espongono le persone al rischio e all’inatteso?
Quali culture organizzative sono più orientate a sviluppare nelle persone certe forze archetipiche piuttosto che altre?
Quali antidoti, quali archetipi a supporto è possibile cercare di evocare e diffondere?

Gli archetipi che espongono le persone al rischio sono Artemide e Persefone

Artemide, o Diana nella mitologia romana, è dea della luna e della caccia. Sorella gemella di Apollo e figlia illegittima di Zeus, nasce in segreto, per sfuggire alle ire di Era, ultima moglie di Zeus. All’età di 3 anni Artemide chiede a Zeus in dono arco, frecce, faretra, una veste corta per muoversi in modo agile e una muta di cani. Artemide è coraggiosa, selvaggia. Vive nel bosco, immersa nella natura. Una particolarità della storia del mito che ci aiuta a comprenderne la potenza archetipica è questa: Il fratello Apollo geloso del suo amato Orione, la provoca, affermando che non sarà mai in grado di colpire un oggetto distante nel mare. Lei senza perdere tempo scocca la freccia e colpisce in pieno il bersaglio, che si rivela essere, proprio la testa di Orione. Questo mito ci racconta di una dea competitiva e impulsiva che vuole dimostrare il proprio valore e a cui piace vincere le sfide, che affronta senza soppesare le conseguenze. Quando Artemide è l’archetipo dominante la persona non ammette la sua vulnerabilità, si espone ai rischi, è, si direbbe oggi, in overconfidence. L’uomo Artemide agisce senza pensare abbastanza. Artemide è sicura di sé, è libera, non si lascia imbrigliare dalle procedure, trova sfidante sperimentarsi in imprese ardue, non chiede e non accetta aiuto, guarda il bersaglio e punta a quello, non prende pause di sospensione dell’azione, confida in sé e nel proprio successo.

Quando è che Artemide diventa dominante negli uomini di un’organizzazione? Diventa dominante in quei luoghi di lavoro che chiedono risultati, produttività, rapidità decisionale, in cui l’individualismo è più forte della cura, la contingenza e l’azione sono più forti del pensiero e della previsione.

Persefone, Proserpina nella mitologia romana, è la figlia, l’eterna fanciulla. Persefone è le regina degli inferi e il suo mito è associato al ciclo del ritorno delle stagioni, al rinnovo e alla rinascita. Rapita da Ade mentre spensierata raccoglieva fiori, diventa, suo malgrado, la regina del regno dei morti. In realtà finisce per adattarsi a questo ruolo e diviene colei che riceve e guida gli eroi negli inferi. Meno forte e decisa delle altre dee rappresenta la freschezza della giovinezza, è indecisa e attenta a compiacere i propri interlocutori, riflette l’anima di chi in lei si specchia. È adattabile e camaleontica, attenta a dare agli altri ciò che ci si aspetta da lei, figlia amorevole sulla terra con la madre Demetra, sposa positiva nel sottosuolo con il marito Ade. Quando Persefone è l’archetipo dominante la persona è accondiscendente. Se le viene detto di fare qualcosa non si oppone ma non guarda i rischi cui si espone, convinta che ci sia sempre qualcuno o qualcosa fuori di lei che la protegge. Non si fa carico della sicurezza propria e degli altri, perché se nessun altro ci ha pensato vuol dire che problema non c’è. È eternamente figlia, quindi dipendente. È ottimista, non ricerca i problemi e le negatività, non le vede, per questo ha bisogno di un ambiente molto strutturato in cui altri si siano preoccupati di proteggerla. Per il quieto vivere dice bugie o omette le cose, come chi non si preoccupa di fare segnalazioni se vede qualcosa che non va.

Persefone si sviluppa dentro organizzazioni paternalistiche, dove tutto è scritto e deciso da un grande capo o dal Gotha dei vertici, dove la dipendenza dai vertici è un valore diffuso e condiviso e l’azienda è madre che si prende cura e protegge, sostituendosi tuttavia ai singoli individui nella responsabilità della cura.

Gli archetipi che proteggono dall’inatteso e presidiano una cultura di sicurezza sono  Atena e Demetra

Atena, nella mitologia romana Minerva, è la dea della sapienza, della strategia e dei mestieri. E’ figlia di Zeus, nasce direttamente dalla testa del padre, già adulta e vestita come normalmente è rappresentata, con armatura, elmo, scudo e lancia. Simbolicamente nascere dalla testa rappresenta il dominio della volontà e dell’intelletto sulle emozioni, il governare con la testa, più che con il cuore. Atena è la dea che presiede la strategia della battaglia durante la guerra e delle arti in tempo di pace. E’ colei che protegge gli eroi, suggerendo loro le strategie migliori per superare prove e vincere battaglie. È lei ad aiutare Ercole a superare le sue epiche fatiche. Quando Atena è l’archetipo dominante, l’inatteso (infortunio o errore) è remoto e improbabile, poiché sa sviluppare una conoscenza profonda di ogni situazione. Tutto è stato meticolosamente analizzato in anticipo, tutto è previsto, la strategia è chiara. Nelle emergenze l’uomo Atena è pronto e lucido, ha una forte padronanza di sé e senso di efficacia personale nell’assunzione di decisioni e nel dirigere gli eventi.

Atena è dominante in quelle organizzazioni ad alto investimento strategico, capaci di analisi e pianificazioni in tempo di pace, di costruire piani accurati prima della crisi. Sono organizzazioni non risponditive ma anticipatrici. Le persone sono coinvolte nell’analisi delle situazioni, nella formulazione di diagnosi, nella conoscenza delle grandi visioni evolutive. Sono disciplinate e allenate a chiedersi “cosa potrebbe andare storto” e non solo ad analizzare cosa già è crisi. Ascoltano il silenzio che prelude la guerra e cercano connessioni fra elementi distanti per scoprirne le invisibili influenze.

Demetra, Cerere nella mitologia romana, è la dea delle Messi, la sua completezza è legata alla possibilità di essere madre. Demetra è la quarta moglie di Zeus, con cui genera la figlia Persefone. Quando la figlia Persefone viene rapita da Ade, il dio degli inferi, Demetra comincia un viaggio nel mondo alla sua ricerca. Incurante del sonno e della fame non si ferma mai, il bisogno di ritrovare la figlia, l’impegno verso la persona su cui ha investito le fa dimenticare sé stessa. L’assenza della figlia la costringe a un totale ripiegamento su sé, e così sulla terra nulla più nasce e cresce. La carestia attira l’attenzione di Zeus e con il suo intervento e altre vicissitudini Demetra ottiene che Persefone stia per due terzi dell’anno con la madre e per un terzo con Ade. Separazione e unione tra madre e figlia, che si ripetono in eterno, rappresentano il rito delle stagioni, il ritiro dell’inverno e il ritorno della primavera. Quando l’archetipo Demetra è dominante la persona è protettiva, sa prendersi cura e pone attenzione a ogni singolo rischio pur di evitare che qualcuno si ferisca. Diffonde conoscenza e informazione, è capace di senso pratico e calore umano, interviene con accudimento in ogni situazione in cui avverta negli altri disattenzione, impulsività, arroganza che possano esporli a un infortunio. Non rimane in disparte, interviene in ogni caso. Ma non altrettanto verso di sé.

Demetra si sviluppa nelle organizzazioni che diffondono il valore della cura, della reciprocità, della relazione, si spegne dove la cultura dominante sia individualistica e basata sulla competizione.

Riconoscere in noi stessi le dee che dominano le nostre scelte e i nostri comportamenti e scoprire quelle dee che sono più silenziose dentro di noi ci dà chiavi di lettura preziose per interpretare la nostra vita e disegnare il nostro sviluppo possibile.
Allo stesso modo scoprire quali dee dominano i canali attraverso i quali diffondiamo conoscenza e cultura di sicurezza ci dispone a intuire i rischi di fallimento e a scoprire nuove direzioni di azione.

Possono suggerire alle organizzazioni quelle iniziative e quei processi per accendere ed evocare quegli archetipi più silenziosi che possono proteggere

 

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