La sicurezza sul lavoro non è mia responsabilità (?)

Quante volte di fronte ad un comportamento pericoloso, ci siamo sentiti dire: “non è un mio compito, non è una mia responsabilità!!!”.

Alla base di questa reazione psicologica, vi è il meccanismo di DISIMPEGNO MORALE affrontato negli anni ‘80 dallo psicologo Albert Bandura che sostiene che quando non viene riconosciuto il ruolo attivo e consapevole del soggetto nell’azione, anche la sua responsabilità e conseguentemente il biasimo  degli altri si attenua.

La responsabilità dell’azione viene in questo caso attribuita ad un’autorità superiore, ossia l’azienda.
Il principio “se tutti sono responsabili, allora nessuno è responsabile” fa si che il controllo morale si indebolisca.

Quando la capacità di agire e le conseguenze negative vengono mitigate dalla responsabilità dell’azione attribuita ad un terzo esterno, nell’individuo avviene una distorsione della realtà.

Evitando di pensare alle conseguenze negative delle proprie azioni, gli individui formano una distanza tra se stessi e la responsabilità della propria sicurezza negando di fatto di essere gli artefici di eventuali conseguenze negative

Bandura nei suoi studi ha individuato otto diversi meccanismi di disimpegno morale:

  • Giustificazione morale: comportamenti socialmente deleteri vengono resi accettabili sia personalmente che socialmente attraverso la ricostruzione cognitiva o forme di idealizzazione.
  • Etichettamento eufemistico: tramite un linguaggio elaborato si maschera un’azione riprovevole.
  • Confronto vantaggioso: mettere a confronto la propria azione con una peggiore in modo da alterarne la percezione e il giudizio.
  • Dislocazione della responsabilità: permette alle persone di commettere azioni che solitamente ripudiano poiché non si sentono direttamente responsabili del loro operato.
  • Diffusione di responsabilità: permette di distribuire tra membri diversi la responsabilità derivante dall’azione rischiosa.
  • Distorsione delle conseguenze: meccanismo in cui opera la minimizzazione o la selezione strumentale delle conseguenze positive o negative dell’atto.
  • Disumanizzazione della vittima: attribuzione di caratteristiche spregevoli, non umane, alla vittima in modo da evitare l’insorgenza di angoscia e colpa.
  • Attribuzione di colpa: vengono attribuite delle colpe alla controparte in modo da giustificare la propria condotta violenta come difesa contro la provocazione aggressiva.

Secondo Bandura coloro che sostengono che lavorare in sicurezza “non è un mio compito, non è una mia responsabilità!!” molto probabilmente stanno ricorrendo ai meccanismi di “dislocazione della responsabilità” e di “diffusione di responsabilità”.

Conoscere queste dinamiche ci consente di guardare noi stessi e al resto della società in modo diverso.

 I VERI CAMBIAMENTI INIZIANO PRIMA DI TUTTO DA NOI…TUTTI SIAMO RESPONSABILI DI TUTTI!
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