Scavalcare il muro…della resistenze al cambiamento

Al termine di un intero mese dedicato ad attività di sensibilizzazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, desideriamo (ri)partire dal presupposto – ormai chiaro – che SALUTE e SICUREZZA non significano solo obblighi, testi legislativi, controlli, sanzioni, dispositivi, statistiche, appelli, fastidi o perdite di tempo.

SALUTE e SICUREZZA, che è anche ma non solo questo, rappresentando una condizione che interessa ogni attimo della nostra vita, possono diventare un nuovo modo di vivere – un nuovo vero stile di vita – che può salvare la vita di altre persone ogni giorno.
Ognuno di noi, quotidianamente, corre rischi e pericoli: sul lavoro, alla guida, a scuola, perfino a casa.

Tutti, nessuno escluso, possiamo salvare delle vite.
Non solo pompieri, infermieri, medici, guide alpine, forze dell’ordine, classici addetti alle emergenze.

ANCHE TU!!!  E grazie al tuo aiuto, il mondo può diventare un posto migliore e più sicuro.

Scavalcare il muro

Ti faccio una domanda. Perché sembra così difficile cambiare il comportamento di una persona?

La risposta è semplice: siamo tutti, chi più, chi meno, resistenti al cambiamento che spesso richiede un salto di qualità per imparare a gestire l’emozione ad esso più resistente: la paura.

Spesso la paura è un fattore inconscio, dettato dalla necessità di soddisfare il bisogno di sicurezza dell’uomo, preoccupato di non riuscire a ottenere i risultati a cui è abituato.

La nostra mente, cioè, ha paura di uscire dalla zona di comfort, di fare qualcosa di nuovo e quindi di perdere quello che di solito fa in un determinato modo. In un certo senso vuole difenderci, tenendoci al sicuro fra le nostre certezze.

Il problema però è che, in questo modo, la mente umana mette in atto una naturale resistenza al cambiamento che può entrare in conflitto con l’obiettivo di un buon Safety Leader.

Non cambiare significa, infatti, non crescere, non progredire, non migliorare. E se le cose rimangono uguali, gli incidenti continuano e le performances di sicurezza non migliorano. Invece, superando la paura di perdere le nostre sicurezze, ci predisporremo al cambiamento e allargheremo il perimetro della nostra zona di comfort.

In questi ultimi anni mi sono convinto di un concetto fondamentale: la capacità di una persona di aprirsi al cambiamento e quindi di ampliare la propria zona di comfort è direttamente proporzionale al suo livello di successo personale.

Questo significa quindi che la somma delle zone di comfort degli individui che compongono una determinata organizzazione è direttamente proporzionale alla cultura della sicurezza dell’intera organizzazione. Pensaci!

Se in ambito lavorativo rimanessimo all’interno delle nostre zone di comfort, manterremmo le performances di sicurezza attuali e quindi, lo sappiamo bene, domani in Italia tre persone morirebbero sul lavoro in maniera assolutamente evitabile e inaccettabile.

Non sappiamo i loro nomi, ma sappiamo quanti sono. Sappiamo anche che altre tre persone perderanno la vita in un incidente sul lavoro dopodomani, e dopodomani ancora. Alla fine dell’anno saranno circa mille. Ancora una volta, non sappiamo i loro nomi, ma sappiamo quanti sono.

Le loro storie saranno appena accennate in un trafiletto sul giornale locale e avranno risonanza a livello nazionale solo quando la notizia potrà far vendere qualche copia in più. Si guadagneranno la prima pagina se saranno accompagnate dalle parole di un Presidente della Repubblica che “indignato, ma impotente, auspica una maggior attenzione alle tematiche della sicurezza”. Frasi trite e ritrite, ripetute all’infinito, che ovviamente in pochi leggono o ascoltano veramente.

A questi numeri e a queste parole abbiamo fatto l’abitudine. Ormai abbiamo uno stomaco di ferro!

Ma se invece ti dicessi che conosco il nome di uno dei prossimi tre sfortunati? Se ti dicessi che sarai tu? O tuo figlio, una tua amica, un tuo collega. Un tuo collaboratore. Cambierebbe qualcosa?

Se fosse uno dei tuoi a morire, ucciso dall’azienda, dal modo di fare le cose, dalla fretta, dalla superficialità, dalla mancanza di attenzione e di amore verso la vita e la sicurezza? Cosa penseresti, cosa faresti? Come ti sentiresti?

Piangeresti e basta o proveresti anche tanta rabbia?
Se avessi per le mani l’assassino che ha ucciso tuo figlio, un tuo amico, un tuo dipendente, cosa saresti disposto a fare?

Che, poi, l’assassino altro non è che la cultura, intesa e definita come “il modo di fare le cose qui”, l’insieme di abitudini, comportamenti, consuetudini e regole non scritte che caratterizzano una determinata organizzazione o contesto sociale.

Ma non mi va di chiamarti giustiziere, preferisco chiamarti Safety Leader e aiutarti ad attuare una strategia utile a gestire le barriere naturali al cambiamento che ci tengono ancorati allo status quo.

Dobbiamo crescere come persone e come Safety Leader, in modo da poter aiutare anche altre persone a compiere lo stesso percorso. Il numero dei comportamenti sicuri aumenterà a vista d’occhio e, come ormai avrai capito, si plasmerà di conseguenza una forte cultura della sicurezza.
Se decidi di restare seduto e comodo le cose non cambieranno mai. Bisogna avere il coraggio e la forza di volontà di alzarsi e scegliere di essere scomodo.

Uscire dalla zona di comfort

La ragione più forte di resistenza al cambiamento, dicevo prima, è la paura. La paura di provare dolore, di non essere all’altezza, di perdere. La paura dell’ignoto. Immagina tante piccole recinzioni di mattoni che, all’interno del cervello, delimitano le nostre zone di comfort, piccole o grandi. Esiste solo un modo per uscire dalla zona recintata dal muro, senza perdere tempo ad abbatterlo: arrampicarsi e scavalcarlo.

Quel muro che non ci permette di uscire dalla zona di comfort non è altro che una scusa, una convinzione. Spesso i muri costruiti dal tempo e dalle esperienze ci hanno impedito di prendere decisioni, di agire, di essere determinanti.

Bisogna imparare a scavalcarli questi muri, imparare dove mettere i piedi e le mani. Ovviamente occorrono la giusta tecnica e gli strumenti adatti, ma il primo passo è scegliere di farlo.
La parola magica è proprio questa: scegliere. Solo noi possiamo scegliere di scavalcare le nostre paure.

Lo possiamo fare innanzitutto riconoscendo che la più grande barriera al cambiamento è dentro di noi. Non dipende da altri fattori: non sono né gli altri, né le situazioni. E’ facile lamentarsi sempre per qualcosa o di qualcuno, aspettare che la sicurezza sul lavoro cada dal cielo, pensare che la salute debba essere garantita dallo Stato! E’ facile credere che sia colpa del management, che a nessuno freghi niente! E’ facile giustificarsi con il solito: “Qui si è sempre fatto così!”.

Basta con tutte queste storie! La chiave del cambiamento è dentro di noi. Il problema siamo noi. A noi la scelta di cambiare. Cambiare la prospettiva aiuta a scoprire qualcosa di nuovo, una nuova energia, un nuovo modo di pensare.

Il nostro modo di pensare determina le nostre azioni e le nostre azioni determinano i nostri risultati. Spesso i nostri pensieri sono determinati dal nostro percorso personale di crescita, dall’esperienza, dai messaggi e dalle influenze ricevute negli anni. Troppe persone ancora oggi associano alla sicurezza parole ed emozioni negative come leggi, adempimenti, procedure, fastidio, rallentamenti, multe.

E’ il retaggio culturale che deve essere cambiato. Queste radici producono frutti avvelenati! Queste radici e questo modo di pensare producono tre morti al giorno.

La sfida di ogni Safety Leader deve essere quella di seminare il proprio campo in modo che crescano radici in cui la sicurezza diventa valore, visione, vita, passio e coraggio. Immagina che frutti genererebbe una pianta con queste radici!

Per vivere e gestire la sicurezza sul lavoro con queste emozioni bisogna sradicare le erbacce e le radici cattive provenienti dal passato.

Scegliere di essere Safety Leader in questi termini ed esserne orgoglioso ti aiuterà a contagiare con lo stesso entusiasmo le persone intorno a te, contribuendo così alla creazione di una nuova cultura della sicurezza.

(stralci tratti da “Il libro che ti salva la vita”  Un metodo per trasformare il mondo in un posto più sicuro  di Sabatino De Sanctis – Davide Scotti
edito da Sperling & Kupfer )

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