Sicurezza e prevenzione negli spazi confinati

(D. Lgs. 81/2008 e DPR 177/2011)

Negli ultimi anni gli ambienti sospetti di inquinamento o confinati sono saliti alla ribalta della cronaca per gravi infortuni mortali ripetutisi con dinamiche spesso molto simili tra loro che hanno messo in evidenza diverse criticità.

Proprio al fine di incidere positivamente sul fenomeno infortunistico riducendo numerosità e gravità degli eventi incidentali, è stato introdotto il Decreto del Presidente della Repubblica del 14.09.2011, n° 177, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n° 260 dell’8/11/2011, entrato in vigore il 23/11/2011, che è un Regolamento recante norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti “sospetti di inquinamento o confinati”. Nel DPR si definiscono le linee generali di una vera e propria strategia di contrasto agli infortuni relativi alle attività in tali ambienti.

Dopo quasi quattro anni dalla sua entrata in vigore, la discussione sulla definizione di ambiente sospetto di inquinamento o confinato, così come identificato dal DPR 177/2011 è più che mai serrata e le opinioni si fanno sempre più radicali.

In campo internazionale, sono diverse le modalità per definire un Confined Space.
Tali definizioni, tra l’altro, non sono statiche ma in continua evoluzione, basti pensare all’aggiornamento 2014 del Confined Spaces Safety Act 1997, alla 29 CR OSHA 1926.1200 (entrata in vigore il 03/08/2015) relativa al settore delle costruzioni, oppure alla nuova NFPA 350.

GLI AMBIENTI CONFINATI: DEFINIZIONE E CARATTERISTICHE

Non esiste una definizione univoca di ambiente confinato in quanto alcuni ambienti possono identificarsi come spazi confinati durante lo svolgimento delle attività lavorative cui sono adibiti o durante la loro costruzione, fabbricazione o successiva modifica, ma – al di là di possibili definizioni giuridiche o tecniche – si può considerare confinato quell’ambiente circoscritto, in cui il pericolo di morte o di infortunio grave è molto elevato, il cui volume complessivo arriva solo a qualche decina di mq e, soprattutto, che non fruisce di un ricambio dell’aria, naturale o forzato, efficace.

Si deve intendere, come ambiente confinato, anche un ambiente a cielo aperto, se privo di ventilazione o di profondità, e tale da far ristagnare sul fondo gas e vapori più pesanti dell’aria.

Alcuni esempi di ambiente confinato possono essere:

  • cisterne;
  • serbatoi di stoccaggio;
  • silos;
  • tini per la fermentazione alcolica;
  • recipienti adibiti a reattori;
  • reti fognarie;
  • vasche di fermentazione, di trattamento effluenti;
  • fosse biologiche;
  • tubazioni;
  • camere di combustione all’interno di forni;
  • caldaie;
  • ambienti con ventilazione insufficiente o assente;

Le caratteristiche comuni agli ambienti elencati sono una carenza di aerazione e la possibile presenza di sostanze tossiche, infiammabili, asfissianti o, comunque, nocive.

Il DPR 177/2011 individua i requisiti di cui devono essere in possesso le imprese per poter operare in questi ambienti.

A tal fine, risulta necessario che:

  • siano integralmente osservate tutte le disposizioni in materia di valutazione dei rischi, sorveglianza sanitaria e misure di gestione delle emergenze;
  • sia impiegato personale, tra cui il preposto, in percentuale non inferiore al 30% della forza lavoro, con esperienza almeno triennale relativa a lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati;
  • siano effettuate le attività di informazione e formazione di tutto il personale;
  • siano consegnati i dispositivi di protezione individuale, strumentazione e attrezzature di lavoro idonei alla prevenzione dei rischi propri delle attività lavorative in ambienti sospetti di inquinamento o confinati;
  • siano effettuate le attività di addestramento di tutto il personale impiegato per le attività lavorative in ambienti sospetti di inquinamento o confinati;
  • siano rispettate le vigenti previsioni, ove applicabili, in materia di Documento Unico di Regolarità Contributiva.

PERICOLI LEGATI AGLI SPAZI CONFINATI

Negli spazi confinati possono verificarsi diverse situazioni pericolose la cui causa è spesso riconducibile a:

  • Mancanza di ossigeno

Ciò può accadere:

– quando si verifica una reazione tra alcuni tipi di terreno e l’ossigeno contenuto nell’aria;

– a seguito della reazione tra le acque sotterranee, il gesso e il calcare, dalla quale si produce anidride carbonica;

– nelle stive delle navi, nei container da carico, nei camion da trasporto, ecc. come conseguenza della reazione del carico stesso con l’ossigeno presente nell’ambiente;

– all’interno di cisterne e serbatoi in acciaio in presenza di ruggine.

  • Gas, fumi o vapori tossici

Essi possono:

– accumularsi all’interno di condotte, tombini e cavità collegate al sistema fognario;

– invadere cisterne o serbatoi tramite le condotte di collegamento;

– filtrare all’interno di fosse e cavità in terreni contaminati, come vecchie discariche e impianti per il gas.

  • Sostanze liquide e solide che, se perturbate, possono improvvisamente riempire l’ambiente o rilasciare gas

Le sostanze non agglomerate, come quelle granulose, possono solidificare parzialmente o formare degli accumuli all’interno dei silos, causando ostruzioni che possono collassare inaspettatamente.

  • Incendi ed esplosioni (causati per es. da vapori infiammabili, ossigeno in eccesso, ecc.)
  • Residui all’interno di cisterne, serbatoi o depositi su superfici interne, che possono emettere gas, fumi o vapori
  • Elevate concentrazioni di polveri, ad esempio nei silos per la farina.
  • Temperature elevate possono portare ad un pericoloso aumento della temperatura dei corpi.

Alcune delle condizioni sopracitate possono essere già presenti in uno spazio confinato. Altre condizioni di pericolo possono, invece, insorgere a seguito dell’attività in corso o a causa di un’inefficiente sistema di isolamento degli impianti confinanti, come ad es. in caso di perdite da una condotta di collegamento.

Un ambiente di lavoro costituito da spazi ristretti può contribuire ad aumentare i rischi, come ad esempio nel caso in cui:

  • i macchinari in uso richiedano speciali dotazioni di sicurezza, quali sistemi di aspirazione delle polveri per smerigliatrici portatili, o protezioni contro gli shock elettrici;
  • le operazioni di saldatura, o l’impiego di solventi volatili e spesso infiammabili, di sostanze adesive, possano generare gas, fumi o vapori;
  • l’accesso all’area di lavoro avvenga attraverso un’apertura di dimensioni ridotte (es. una botola). L’uscita o le operazioni di salvataggio in situazioni critiche potrebbero pertanto risultare più complesse.

INFORMAZIONE, FORMAZIONE E ADDESTRAMENTO DEI LAVORATORI.

Come richiamato dalla lett. e) comma 1 dell’art. 18 D.Lgs 81/08 e dall’art. 2 del DPR 177/2011, ai lavori in luoghi confinati potranno essere destinati esclusivamente i lavoratori che abbiano ricevuto informazione, formazione e specifico addestramento sia sui rischi generali sia su quelli specifici cui sono esposti oltre alle misure necessarie per eliminarli o ridurli.
Ogni singolo addetto che debba lavorare in ambienti confinati dovrà – pertanto – ricevere, dal proprio datore di lavoro o indirettamente dal datore di lavoro committente, nel caso di lavori in appalto, puntuali e dettagliate informazioni sulle caratteristiche dei luoghi in cui sono chiamati ad operare. La formazione dovrà essere effettuata prima dell’inizio delle attività nell’ambiente confinato e avere durata adeguata non inferiore ad un giorno (art. 3 del DPR 177/2011).

RIFERIMENTI LEGISLATIVI E NORMATIVI

  • Lgs. 81/08, Articolo 66 – Lavori in ambienti sospetti di inquinamento, Articolo 121 – Presenza di gas negli scavi, Allegato IV, punto 3 Vasche, canalizzazioni, tubazioni, serbatoi, recipienti, silos;
  • DPR 14 settembre 2011, n. 177 Regolamento recante norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, a norma dell’articolo 6, comma 8, lettera g), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81;
  • Norme UNI EN della serie 547.

CONCLUSIONI

L’attività in ambienti confinati può presentare una pluralità di rischi che è bene prendere in considerazione in modo specifico, sia tramite formazione del personale sia tramite specifica valutazione.  Non effettuare la valutazione specifica dei rischi in un ambiente confinato, oltre a costituire violazione degli artt. 28 e 29 del Testo Unico, sanzionati all’art. 55 dello stesso, significa mettere in pericolo la vita di molti operatori addetti.

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on Twitter