La sicurezza “partecipata”

L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ( EU-OSHA) ha più volte sottolineato l’importanza della partecipazione dei lavoratori alla gestione della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Anche perché spesso sono proprio i lavoratori a possedere esperienze e conoscenze approfondite sul modo in cui il lavoro viene svolto e a poter contribuire all’elaborazione di misure di protezione e prevenzione realistiche ed efficaci.

Di “sicurezza partecipata” applicato al mondo dei cantieri edili si è parlato durante un incontro di riflessione in materia di promozione della cultura della prevenzione, dal titolo “ WORKERS’ MEMORIAL DAY 2016: buone pratiche per una cultura della prevenzione”  il 28 aprile 2016 in occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro”.

Nel corso dell’intervento “La partecipazione dei lavoratori ai processi di sicurezza”, a cura dell’Ing. Giuseppe G. Amaro, si è sottolineato come la  “sicurezza partecipata” sia un  metodo per il miglioramento continuo della sicurezza.

In particolare si racconta come fra l’autunno del 2010 e la primavera del 2011, nel cantiere di Porta Nuova Garibaldi a Milano, si sia svolto un percorso pilota che ha coinvolto attivamente i lavoratori nella costruzione del processo della “sicurezza partecipata”, processo ideato e sviluppato da l’ing. Amaro, in partnership con diverse realtà e con il supporto e collaborazione di alcune imprese e di enti come Inail Lombardia, Ministero Del Lavoro – Dip Milano, Asl Milano, Filca – Cisl, Provincia di Milano, Cpt,  con l’obiettivo di costruire regole condivise insieme agli operai per la sicurezza in cantiere.

Le radici del problema di scarsa condivisione dei buoni comportamenti in materia di sicurezza sarebbero da ricercare in un “approccio al problema basato sulla prescrizione di norme e sanzioni, in un’ampia divergenza tra regole e prassi di comportamento, in un apparente risparmio di tempo e risorse economiche, a modifiche nelle condizioni di lavoro scarsamente prevedibili legate all’ andamento del cantiere e a valutazioni errate del rischio da parte di singoli operatori”.

Il percorso del progetto La partecipazione dei lavoratori ai processi di sicurezza” ha, invece, presupposto una fase di indagine, di ascolto e coinvolgimento degli attori attraverso un ciclo di interviste ad esperti, tecnici di cantiere, preposti, giornate in cantiere di shadowing, focus group con i lavoratori e i tecnici, un concorso di idee sulle buone pratiche in sicurezza, vari confronti creativi su lavorazioni, attrezzature e procedure specifiche (…berlinese, gru, sega circolare, stoccaggio ferro, jet grouting…), mediazione su problemi specifici (… la presa …),il PSC partecipato di un’opera passerella podio-podio, Open Space Technology”.

Da questa fase di ascolto sono emerse alcune criticità, ad esempio il fatto che i  tempi della sicurezza siano “percepiti in modo differente da chi organizza il processo: “una sicurezza organizzata ti consente di ridurre i problemi dei ritardi” e per chi opera sul campo: “la sicurezza si fa al 90% operativamente e al 10% sulla carta”, sottolineando come “le tempistiche strette siano motivo di stress e, dunque,  di rischio per i lavoratori”.

Altri elementi emersi nella fase di ascolto sono relativi al punto “sicurezza e cultura”, in particolare al fatto che  la “sicurezza è legata alla formazione pratica del tecnico”…, “bisognerebbe che i tecnici facessero un po’ di cantieri per rendersi conto”, e che in ambito sicurezza si dovrebbero affrontare le differenze generazionali  (gli operai più anziani, se ripresi, rispondono – abbiamo sempre lavorato così e non ci è mai successo niente) e le  differenze interculturali (“gli operai stranieri provengono da realtà diverse con condizioni di lavoro molto più rischioso”).

 

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