IL PREPOSTO: identikit di una sentinella per la sicurezza.

Il D.Lgs 81/08 (Testo Unico Sicurezza) definisce il “Preposto” come: persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa.

E’ da segnalare che il Testo Unico ha cambiato significativamente il ruolo del preposto, definendo innanzitutto il ruolo che deve svolgere in azienda (si veda art. 2 comma 1 lettera “e” D.Lgs 81/08) ed i relativi obblighi che deve assolvere (si veda art. 19 D.Lgs 81/08). Inoltre, sono state definite le infrazioni e relative sanzioni, in maniera distinta dalle altre figure della sicurezza (si veda art. 56 D.Lgs 81/08), ed i contenuti minimi della sua formazione (si veda art. 37 comma 7 D.Lgs 81/08).

Il preposto può essere considerato una “sentinella per la sicurezza”, infatti, è suo compito sovrintendere all’attività lavorativa e garantire l’attuazione da parte dei lavoratori delle direttive ricevute. Il preposto opera, pertanto, in “prima linea” e nel contesto operativo in cui possono determinarsi problemi per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Tuttavia, non spetta al preposto adottare misure di prevenzione, ma deve far applicare quelle disposte da altri (datore di lavoro e dirigenti) e la sua responsabilità è circoscritta dagli effettivi poteri a lui spettanti, indipendentemente da indicazioni normative più ampie o dai compiti assegnati.

Nella pratica, i capisquadra, i capireparto, i capiofficina, i capisala, i capicantiere ecc… vanno inquadrati nella figura del PREPOSTO poiché rientra nei loro compiti sorvegliare il lavoro dei componenti della squadra/reparto/officina/sala/cantiere, in quanto gli è stato attribuito il potere gerarchico richiesto, indipendentemente dal conferimento formalizzato per iscritto (si veda a tal proposito l’art. 299 del D.Lgs 81/08 “esercizio di fatto di poteri direttivi” che sancisce che gli obblighi di datori di lavoro, dirigenti e preposti gravano altresì su colui il quale, pur sprovvisto di regolare investitura, eserciti in concreto i poteri spettanti a tali figure).

Nel corso degli anni, inoltre, la giurisprudenza ha più volte stabilito che per ricoprire il ruolo di preposto non è essenziale un rapporto di lavoro subordinato con il Datore di Lavoro (Cassazione Penale 33548 settembre 2001).

Infatti, chiunque in un’azienda assuma, in qualsiasi modo (principio dell’effettività), una posizione di preminenza rispetto agli altri lavoratori, sì da poter loro impartire ordini, istruzioni o direttive sul lavoro da eseguire è tenuto al controllo sul rispetto, da parte di questi ultimi, delle misure di sicurezza predisposte. (cass. Penale sentenza n. 22118 03.06.2008).

Pertanto, potrebbero essere considerati preposti anche persone non investite di incarichi formali, come ad esempio: soci di società, lavoratori più esperti, lavoratori più anziani, ecc…

DIFFERENZE TRA DIRIGENTE E PREPOSTO 

Definizione di “dirigente” stabilita all’articolo 2, comma 1, lettera d) del D. Lgs. n. 81/08
“Dirigente: persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, attua le direttive del datore di lavoro organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa”

Definizione di “preposto” stabilita all’articolo 2, comma 1, lettera e) del D. Lgs. n. 81/08
“Preposto: persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa”

La differenza tra dirigente e preposto può essere così sintetizzata, secondo Cass., sez. 4 pen., 1° giugno 2007, n. 21593: “Seppure in materia antinfortunistica debbano ritenersi destinatari delle disposizioni di prevenzione tutti coloro che presiedono all’organizzazione del lavoro aziendale, è chiaro che per dirigenti si intendono i dipendenti che hanno il compito di impartire ordini ed esercitare la necessaria vigilanza, in conformità alle scelte di politica d’impresa adottate dagli organi di vertice che formano la volontà dell’ente (essi rappresentano, dunque, l’alter ego del  datore di lavoro, nell’ambito delle competenze loro attribuite e nei limiti dei poteri decisionali e di spesa loro conferiti); i preposti sono, invece, coloro i quali vigilano sull’attività lavorativa degli altri dipendenti, per garantire che essa si svolga nel rispetto delle regole prevenzionali, e che sono forniti di un limitato potere di impartire ordini e istruzioni, peraltro di natura tendenzialmente (a volte meramente) esecutiva”.


ACCORDO STATO-REGIONI DEL 21/12/2011: FORMAZIONE PARTICOLARE AGGIUNTIVA PER IL PREPOSTO

L’accordo Stato/Regioni del 21/12/2011 disciplina, ripartendo dall’articolo 37, comma 2, del D.Lgs. 81/08, la durata, i contenuti minimi e le modalità della formazione e dell’aggiornamento dei lavoratori e delle lavoratrici, come definiti dall’articolo 2, comma 1, lettera a), dei preposti e dei dirigenti, nonché la formazione facoltativa dei soggetti di cui all’articolo 21, comma 1, del Decreto stesso.

La formazione del preposto è composta da quella prevista per i lavoratori (formazione generale e formazione specifica) più una formazione particolare, in relazione ai compiti da lui esercitati in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

La formazione particolare è composta da un modulo con una durata minima di 8 ore.

I percorsi formativi fanno riferimento a tre differenti livelli di rischio che possono essere così sintetizzati:

  • Basso rischio 16 ore
    (4 per la formazione generale + 4 per la formazione specifica + 8 per la formazione particolare aggiuntiva per il preposto), vedi prospetto .
  • Medio rischio 20 ore
    (4 per la formazione generale e 8 per la formazione specifica + 8 per la formazione particolare aggiuntiva per il preposto), vedi prospetto.
  • Alto rischio 24 ore
    (4 per la formazione generale e 12 per la formazione specifica + 8 per la formazione particolare aggiuntiva per il preposto), vedi prospetto .

Si precisa che i contenuti e la durata dei corsi sono subordinati all’esito della valutazione dei rischi e sono da considerarsi minimi.

Il monte ore di formazione da frequentare è individuato in base al settore ATECO 2002 di appartenenza, associato ad uno dei tre livelli di rischio, così come riportate nelle tabelle di cui all’Allegato II (individuazione macrocategorie di rischio e corrispondenze ATECO 2002/2007) dell’Accordo Stato-Regioni.

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on Twitter